A volte, quando cammino in solitaria per le strade polverose della provincia toscana, ho la netta e disturbante sensazione di camminare su una sottilissima crosta di tempo. È come se secoli interi di segreti indecifrati stessero semplicemente aspettando il momento giusto per riemergere da sotto i miei piedi. Oggi ti porto in un luogo dove questa percezione metafisica assume contorni fisici, freddi e reali: ti porto alla scoperta di Chiusi.
Sono Alessandro, e situata nel profondo sud-est della Toscana, a un passo dal confine verde dell’Umbria, Chiusi non è un borgo medievale qualunque. Era, in un tempo ormai dimenticato, Clevsin, una delle dodici città-stato più floride e potenti dell’intera Dodecapoli etrusca.
Mentre la stragrande maggioranza dei turisti si ferma ad ammirare le perfette geometrie del Rinascimento a Firenze o Siena, il mio istinto di storico mi spinge a scavare letteralmente negli strati più bui, per comprendere una civiltà avanzatissima che ha dominato l’Italia molto prima che l’aquila di Roma spiegasse le sue ali.

Arrivare a Chiusi significa prepararsi a un viaggio introspettivo. La città moderna, pittoresca e sonnolenta in superficie, riposa esattamente sopra il suo doppio etrusco: una città sotterranea scavata nel morbido e friabile tufo vulcanico, progettata non per i vivi, ma per ospitare le anime dei morti.
Il mistero infinito del labirinto di Porsenna#
Il cuore pulsante di questa esperienza archeologica è senza dubbio la discesa nel cosiddetto Labirinto di Porsenna. Le fonti storiche e le leggende popolari, intrecciandosi per secoli, narravano che il formidabile e astuto re etrusco Porsenna (colui che arrivò ad assediare la nascente Roma) fosse stato sepolto proprio sotto la sua città.
Il mito racconta di un mausoleo inespugnabile, un sarcofago d’oro massiccio custodito da un carro di bronzo trainato da cavalli e circondato da ben cinquemila pulcini d’oro puro.
Ingegneria sotto la cattedrale#
Migliaia di avventurieri e tombaroli hanno cercato nei secoli questo favoloso tesoro, senza successo. Sebbene l’oro sia rimasto un mito irraggiungibile, il “labirinto” in sé esiste ed è visitabile. Con accesso diretto dal museo della Cattedrale, scenderete in una rete intricata di cunicoli stretti e umidi.
In realtà, gli archeologi moderni hanno svelato che non si tratta del mausoleo del re, bensì di un ingegnosissimo sistema di approvvigionamento idrico e drenaggio di epoca etrusco-romana. Camminare a testa china in questi passaggi oscuri, sfiorando le pareti di tufo segnate dai picconi degli schiavi millenni fa, genera un senso di claustrofobia mista a profondo rispetto per le capacità ingegneristiche di questo popolo.
Museo Civico “La Città Sotterranea”: Epigrafi e segreti#
Se il labirinto sotto la cattedrale vi ha dato il senso del vuoto, il Museo Civico “La Città Sotterranea” vi darà quello della parola. Questo museo, unico nel suo genere, ospita la più grande collezione al mondo di iscrizioni etrusche (circa 500 epigrafi e 300 urne cinerarie) esposte in un ambiente sotterraneo che ricrea l’atmosfera originale dei ritrovamenti.
Qui, le urne cinerarie non sono semplici oggetti, ma ritratti di individui che rivendicano la loro identità. Le iscrizioni, ancora in parte indecifrate nel loro significato profondo, raccontano nomi di famiglie, gerarchie sociali e una lingua che sembra provenire da un’altra dimensione. Camminare tra queste file di pietre parlanti è un’esperienza che ogni amante della storia antica dovrebbe fare almeno una volta.
Le tombe dipinte: un banchetto per l’eternità#
Uscendo dall’oscurità e spostandosi di pochi chilometri nella campagna circostante, si entra nel vero e proprio regno dei morti. Gli Etruschi decoravano le case dei loro defunti come se la vita ultraterrena fosse una continuazione festosa di quella terrena.
La Tomba della Scimmia#
Il sito più sconvolgente è la Tomba della Scimmia (480 a.C.). Sulle pareti sono dipinte scene di vita quotidiana elevate a mito: giochi atletici, lottatori, musici e danzatrici aggraziate. Il nome deriva da una piccola scimmia dipinta su un ramo, simbolo del lusso esotico delle élite chiusine.
La Tomba del Colle#
Poco distante si trova la Tomba del Colle, dove i colori raffigurano banchetti opulenti. Uomini e donne siedono assieme sui triclini bevendo vino, a testimonianza di una parità di genere che gli storici greci consideravano scandalosa. È l’immagine di un popolo che amava la vita fino all’ultimo istante.
I volti di pietra: il Museo Archeologico Nazionale#
Non lascia Chiusi senza aver visitato il Museo Archeologico Nazionale. Le sale ospitano i celebri canopi di Chiusi: vasi cinerari sormontati da coperchi a forma di testa umana. I volti non sono idealizzati, ma presentano tratti marcati ed espressivi. Fissarli significa sostenere lo sguardo di uomini e donne vissuti tremila anni fa, che sembrano sussurrare storie in una lingua che non abbiamo ancora tradotto completamente.
Oltre il tufo: Sapori e Natura#
Chiusi non è solo cenere e pietra; è anche una terra generosa che sa come nutrire il corpo dopo aver nutrito lo spirito.
- I Pici Chiusini: La vera gloria gastronomica locale. Questa pasta tirata a mano, spessa e ruvida, è la quintessenza della cucina povera toscana. A Chiusi si mangiano rigorosamente “all’aglione” (una varietà di aglio locale gigante e delicato) o con il sugo di anatra.
- Il Lago di Chiusi: A pochi minuti dal centro, questo specchio d’acqua offre un contrasto perfetto con l’oscurità dei tunnel. È il luogo ideale per una passeggiata al tramonto o per assaggiare il “Brustico”, un piatto di pesce di lago cotto direttamente sulla fiamma delle canne lacustri.
(Aggiornamento: Se il magnetismo degli Etruschi vi ha catturato, ti invito a leggere il mio reportage su Volterra, l’enigmatica città dell’alabastro. Se invece cerca un’immersione nei sapori toscani più autentici, la mia collega Giulia ha recentemente svelato i segreti della panificazione tradizionale a Montepulciano, a pochissimi chilometri da qui).
Chiusi condivide con l’Umbria un’attitudine secolare verso la cura dei frutti della terra. (Aggiornamento: La mia collega Giulia ha da poco tracciato un percorso dedicato a come assaporare la primavera tra i vigneti dell’Umbria, perfetto proseguimento di questo viaggio).
Chiusi è la prova che la storia dell’Italia è scritta sotto i nostri passi, incisa nel tufo, pronta a dialogare con chi ha il coraggio di abbandonare la luce per scendere nel buio.
Buon viaggio, Alessandro