Quando la pianura brucia sotto il sole inesorabile di fine luglio, c’è un solo posto dove mi sento davvero viva. L’Altopiano delle Pale di San Martino è un deserto di roccia sospeso a quasi tremila metri di quota nel cuore selvaggio del Trentino. Appena metti piede fuori dalla stazione della funivia, l’aria rarefatta e gelida ti colpisce i polmoni come uno schiaffo tonificante. Qui non troverai i classici prati verdi da cartolina che attirano le masse, ma un oceano sconfinato di pietra calcarea che sembra appartenere alla superficie lunare. È il paradiso assoluto degli escursionisti veri.
L’approccio a questo tipo di montagna richiede rispetto e una preparazione fisica adeguata. Camminare sui ghiaioni infiniti che collegano il Rifugio Rosetta al Rifugio Pradidali mette a dura prova sia l’equilibrio che la resistenza dei tuoi quadricipiti. Senti costantemente il suono secco dei sassi che scivolano sotto i tuoi scarponi e l’odore minerale della roccia bagnata dalla nebbia mattutina. Non farti ingannare dalle distanze apparentemente brevi riportate sulla mappa topografica; ogni singolo chilometro in questo labirinto di pietra costa molto sudore e molta fatica. La gratificazione, però, è incalcolabile.

L’ascesa verso un altro mondo#
Il viaggio inizia a San Martino di Castrozza, dove il caldo pomeridiano si fa ancora sentire pesantemente. Salire sulla funivia Rosetta è come entrare in una macchina del tempo meteorologica che ti catapulta in una dimensione parallela. Mentre la cabina oscilla agganciata alle funi d’acciaio, vedi gli abeti secolari diventare sempre più piccoli fino a scomparire del tutto. L’odore della resina lascia improvvisamente il posto all’odore pungente e metallico della roccia fredda. È un salto verticale che ti mozza il fiato.
Una volta in cima, il contrasto con la valle sottostante è vertiginoso. Molti turisti si limitano a scattare un paio di foto vicino alla stazione per poi rintanarsi al caldo del vicino rifugio. Tu, invece, devi spingerti oltre il bordo dell’altopiano per capire la vera grandezza di questo massiccio corallino emerso dal mare milioni di anni fa. Mettiti in marcia su un mare di roccia viva dove l’orientamento richiede massima attenzione. È qui che inizia la vera avventura.
Dettagli Tecnici (Traversata Rosetta - Pradidali):
- Difficoltà: E (Escursionistico)
- Dislivello: +80 m / -380 m circa
- Tempo di percorrenza: 2h 30m
- Punto di partenza: Stazione funivia Rosetta (2.581 m)
- Segnavia: CAI 707 e 709
Al cospetto del Cervino delle Dolomiti#
C’è una montagna in particolare che domina questo scenario con una prepotenza inaudita. Il Cimon della Pala, con la sua silhouette slanciata e acuminata, si staglia contro il cielo come una gigantesca lama di calcare. Non a caso gli alpinisti britannici dell’Ottocento lo ribattezzarono il “Cervino delle Dolomiti”, ed è facile capire il perché quando lo vedi da vicino. Avvicinarsi alla sua base attraversando il Passo Bettega ti fa sentire incredibilmente piccolo e vulnerabile. È una presenza magnetica.
Non dimenticherò mai la mia prima traversata verso il Velo della Madonna, proprio all’ombra di questa cattedrale di roccia. Il sole stava tramontando, innescando il leggendario fenomeno dell’Enrosadira che tinge la pietra di un rosso fuoco irreale. Ero con il mio storico compagno di cordata, scendendo a fatica lungo il ghiaione in un silenzio così denso che potevamo sentire solo i nostri respiri affannati sotto le giacche a vento. Quando quella luce bruciante ha investito la parete verticale del Cimon, ci siamo bloccati all’unisono, completamente paralizzati dallo stupore per dieci minuti buoni. È per condividere momenti del genere che si sopporta la fatica.
Equipaggiamento e sopravvivenza in quota#
Affrontare queste altitudini in piena estate richiede una logistica e una strategia estremamente precise. Il meteo sulle Pale cambia con una ferocia inaspettata, passando da un sole accecante a una tempesta di grandine in meno di venti minuti orologio. Non puoi assolutamente permetterti di essere superficiale o di viaggiare leggero. Anche ad agosto, devi avere nello zaino un guscio in Gore-Tex resistente, guanti leggeri e un berretto di lana, perché la temperatura può precipitare vicino allo zero in un istante. Sii implacabile con la preparazione.
La scelta delle calzature è la variabile cruciale che separa una grande avventura da un doloroso incubo. Le scarpe da trail running, tanto di moda ultimamente tra gli escursionisti della domenica, qui sono non solo insufficienti ma pericolose. La roccia tagliente di natura carsica divora letteralmente le suole morbide, e il rischio di distorsioni sui ghiaioni instabili è altissimo. Indossa uno scarpone strutturato con una suola rigida e non dimenticare mai i bastoncini telescopici. Sono i tuoi migliori alleati per salvare i legamenti delle ginocchia durante le ripide discese verticali verso la Val Canali.
Prenota i rifugi con mesi di anticipo e non fare mai affidamento sulla carta di credito. Molti rifugi isolati, come il Pradidali o il Velo della Madonna, hanno connessioni internet instabili e accettano esclusivamente contanti.
Il sapore della fatica: canederli e grappa#
La vera ricompensa del trekking non è solo il panorama, ma l’arrivo trionfale in rifugio. L’accoglienza in questi eroici avamposti d’alta quota è rustica, totalmente priva di fronzoli, ed è esattamente ciò di cui il tuo corpo ha bisogno. Apri la spessa porta di legno consumata dal vento e vieni investito dal calore soffocante della stufa e dall’inconfondibile profumo di burro fuso e formaggio di malga stagionato. È un profumo intenso che ti rimette letteralmente al mondo.
Non c’è niente di più rigenerante di un piatto fumante di canederli al formaggio, immersi in un brodo di carne bollente, per recuperare tutti i sali minerali persi sudando. Accompagnali con una fetta di speck tagliata spessa al coltello e chiudi rigorosamente il pasto con un bicchierino di grappa al pino mugo. Quel sapore resinoso e bruciante che scende dritto nello stomaco è la vera essenza indomita delle Dolomiti. (Aggiornamento: ho recentemente pubblicato una guida definitiva all’estate nelle Dolomiti dove esploro le altre cime iconiche e i percorsi imperdibili della regione).