La Sardegna ad agosto è solitamente sinonimo di spiagge affollate, lidi commerciali e coste invase dal turismo di massa. C’è però un’alternativa nell’entroterra per chi cerca il volto più autentico, ruvido e viscerale dell’isola. Spostati a Sassari il pomeriggio del 14 agosto, e ti ritroverai immerso in una città che brucia di calore e febbre collettiva, lontanissima dai cliché turistici delle cartoline.
L’aria estiva del centro storico sassarese è densa di odori forti e contrastanti. Il fumo delle braci di carne di cavallo si mescola al profumo selvatico del finocchietto e a quello pesante della cera che si scioglie. La folla si accalca lungo i vicoli stretti, dove il riverbero del calcare bianco rende l’afa pomeridiana quasi soffocante.

Le origini del voto e la febbre della vestizione#
Questa celebrazione non è un semplice spettacolo per turisti, ma un rito identitario che affonda le radici nel basso medioevo. L’evento attuale nasce da un voto solenne alla Madonna Assunta, formulato per la prima volta nel 1652 per ringraziarla di aver salvato la città da una devastante epidemia di peste.
Nel corso dei secoli, i ceri originari di cera sono stati sostituiti da imponenti colonne lignee decorate, i Candelieri, che oggi rappresentano il fulcro della parata. Dal 2013, questo straordinario patrimonio culturale è protetto dall’UNESCO.
La festa comincia in realtà molto prima della sfilata serale, animando le vie fin dalle prime ore del mattino del 14 agosto. È il momento intimo e febbrile della vestizione, durante il quale ogni Gremio decora il proprio candeliere nella propria sede storica o presso la casa dell’Obriere.
I grandi ceri vengono adornati con ghirlande di carta colorata, fiori freschi e lunghi nastri di seta chiamati bandoffas. Passeggiare per le strade deserte del mattino, ascoltando le voci concitate dei gremianti al lavoro tra i profumi di cera e colla, ti regalerà un’atmosfera magica che i turisti serali si perdono completamente.
Ogni Gremio rappresenta un’antica corporazione di arti e mestieri della città. Dai Massai, i proprietari terrieri che godono del prestigio storico più antico, fino ai Viandanti, ai Fabbri e agli Ortolani, ciascuno custodisce con orgoglio le proprie insegne. La vestizione è un affare di famiglia, tramandato di generazione in generazione sotto lo sguardo vigile degli anziani del quartiere.
La discesa e il verdetto popolare al Teatro Civico#
Nel tardo pomeriggio ha inizio la vera e propria Faradda, la discesa che si snoda da Piazza Castello lungo Corso Vittorio Emanuele e Corso Vico, fino a raggiungere la Chiesa di Santa Maria di Betlem.
Undici enormi colonne di legno, dal peso di diverse centinaia di chili ciascuna, vengono sollevate a spalla da squadre di portatori vigorosi. Il ritmo ossessivo dei tamburini e il suono stridulo dei pifferi risuonano nelle orecchie degli spettatori, creando un’atmosfera quasi sciamanica.
I portatori non si limitano a camminare, ma fanno ballare e ruotare i candelieri su se stessi con movimenti rapidi e coordinati. Il sudore cola sui loro volti tesi dallo sforzo fisico, mentre la folla incita i gremianti con urla e applausi calorosi. Secondo la credenza popolare sassarese, più il candeliere compie giri spettacolari e balli fluidi, più l’annata agricola e commerciale sarà prospera.
Il momento politicamente più caldo della sfilata avviene a metà percorso, di fronte al Palazzo Civico, antico Teatro Civico. Qui si tiene la cerimonia dell’Intregu, lo scambio simbolico della bandiera tra il Sindaco e il Gremio dei Massai.
Davanti al portone del palazzo, il Sindaco offre il tradizionale brindisi augurale pronunciando la formula “A zent’anni!”. La folla sottostante risponde con applausi calorosi se l’amministrazione ha lavorato bene, oppure con una pioggia di fischi assordanti se il malcontento popolare è diffuso. È una forma primordiale e affascinante di democrazia diretta a cui è impossibile assistere altrove.
Lumache e zimino: il gusto selvatico di Sassari#
La sfilata è lunga e faticosa, ed è fondamentale sapere come rigenerarsi durante le pause della parata. Il cibo della Faradda è ruvido e saporito, lontano anni luce dalle raffinate portate di pesce servite sulle coste dell’isola. La vera specialità locale, che troverai in ogni osteria o bancarella provvisoria del centro storico, è la ciogga minuda. Si tratta di lumachine di terra bollite con aglio, prezzemolo e peperoncino piccante, servite in grandi piatti comuni.
Mangiarle richiede una tecnica manuale e un po’ di pratica: devi afferrare la lumaca e risucchiare con decisione il mollusco direttamente dal guscio, compiendo il caratteristico gesto che i locali chiamano suzzare. Per chi cerca sapori ancora più estremi, le braci stradali offrono lo zimino, le interiora di vitello cotte alla griglia su fuoco vivo. Il sapore metallico, grasso e affumicato dello zimino è un pilastro della cucina sassarese che divide i viaggiatori tra amore assoluto e totale rifiuto.

Per accompagnare queste specialità, lascia perdere le bevande commerciali e ordina un calice di Cagnulari, un vino rosso autoctono dal corpo robusto e note speziate. In alternativa, una bottiglia di Ichnusa ghiacciata ti aiuterà a combattere l’afa della serata. Consumare questi cibi semplici seduto su una panchina di pietra, circondato dai canti in dialetto sassarese, ti farà sentire parte integrante della comunità per una notte.
Come pianificare la tua notte a Sassari#
Affrontare la Faradda richiede una minima pianificazione logistica per evitare che la festa si trasformi in un incubo di stress. Il centro storico durante la sfilata viene completamente chiuso al traffico e le strade limitrofe sono soggette a rigidi controlli ZTL. Il consiglio migliore è parcheggiare l’auto nei pressi di Piazzale Segni, nella parte moderna della città, e raggiungere il centro a piedi o utilizzando le navette comunali gratuite.
La calca lungo Corso Vittorio Emanuele può diventare soffocante, specialmente nelle ore centrali della sfilata tra le 20:00 e le 22:00. Se preferisci goderti lo spettacolo in relativa tranquillità, posizionati sui gradini di Piazza Castello per assistere alla partenza dei Candelieri. Se invece vuoi vivere il momento più drammatico ed emozionante, attendi a tarda notte nei pressi della Chiesa di Santa Maria di Betlem, dove i ceri entrano uno alla volta piegandosi per passare sotto il portale gotico.
Consiglio di Luca: Indossa scarpe comode e rigorosamente chiuse, poiché a fine serata le strade sono coperte da schegge di legno, lattine schiacciate e resti di cera scivolosa. Evita i sandali aperti per non ferirti nella folla. Porta anche una bottiglia d’acqua per far fronte al calore asfissiante che rimane intrappolato tra le mura calcaree fino all’alba.
La parata si conclude ben oltre la mezzanotte, quando l’ultimo candeliere varca la soglia della chiesa tra gli applausi esausti della folla. È un’esperienza faticosa e rumorosa, ma che ti lascerà dentro il ricordo indelebile di una Sardegna fiera e ancestrale, che rifiuta di piegarsi alle mode del turismo balneare.