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Perché amo il bernina express

·6 minuti·Marco

Partiamo da un presupposto: io sono un uomo da asfalto e tornanti. Sono cresciuto con il mito della velocità e della precisione di guida, ma c’è una linea ferroviaria, patrimonio mondiale dell’UNESCO, che mette seriamente alla prova la mia lealtà verso l’auto. Sto parlando del Bernina Express, il celebre “Trenino Rosso” che collega Tirano (Lombardia) a St. Moritz (Svizzera).

Non è solo un treno; è un prodigio di ingegneria che sfida la gravità in un modo che nessun’altra ferrovia al mondo riesce a replicare con la stessa naturalezza. In questi anni, mentre cerchiamo modi più intelligenti e “green” per esplorare le Alpi, questa linea rimane lo standard d’oro.

Sale fino a 2.253 metri all’Ospizio Bernina senza l’aiuto di una cremagliera, affidandosi solo alla forza dell’aderenza e alla sapienza di chi ha disegnato queste curve oltre un secolo fa. È il trionfo della fisica sulla pendenza.

Il Rote Zug del Bernina attraversa un viadotto in pietra circondato da vette innevate
Eleganza in rosso su bianco: il Bernina Express domina le vette alpine e i ghiacciai perenni.

Il rispetto del guidatore per l’ascesa verticale
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Per chiunque capisca di meccanica, guardare il Bernina che affronta il viadotto elicoidale di Brusio è un’esperienza quasi mistica. È un giro a 360 gradi che permette al treno di guadagnare quota in uno spazio incredibilmente ridotto: un’opera d’arte in pietra che fa sembrare goffa qualsiasi rampa autostradale moderna.

In questi anni, l’ingegneria si sposa con il rispetto per la montagna, seguendo il terreno con una pendenza del 7% (70 per mille). Per darti un’idea, è come guidare costantemente su una pendenza che metterebbe in crisi i freni di molte utilitarie, ma qui il treno lo fa con una fluidità elettrica che è pura poesia industriale. Il rumore metallico delle ruote che stridono leggermente sulle curve più strette è la colonna sonora di una sfida vinta contro la verticalità.

Il Bernina Express attraversa il viadotto elicoidale di Brusio
Il cerchio perfetto: il viadotto di Brusio è la soluzione geniale per superare il dislivello senza gallerie invasive.

Un cantiere impossibile: la storia tra le rocce
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Perché un pilota rispetta questa linea? Perché sa quanto è costato costruirla. Tra il 1906 e il 1910, migliaia di operai — molti dei quali italiani — hanno scavato, spostato pietre e gettato cemento in condizioni climatiche brutali. Non c’erano escavatori moderni, solo dinamite, picconi e una determinazione feroce.

Questa linea non è stata pensata solo per il turismo; era un collegamento vitale, un modo per abbattere l’isolamento delle valli. Nel 2008, l’UNESCO l’ha inserita tra i patrimoni dell’umanità non solo per la bellezza, ma come “esempio eccezionale di un insieme tecnico di ferrovie ad alta montagna”. È il riconoscimento definitivo che la tecnologia, quando è rispettosa, può diventare parte integrante del paesaggio invece di deturparlo.

Il gigante dei ghiacciai e il sentiero del Morteratsch
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Il mio “sassolino nella scarpa”? Quelli che lo chiamano “un trenino per turisti”. Questo è un gigante che lavora sodo. Vederlo scivolare accanto al ghiacciaio del Morteratsch, mentre le cime del Piz Bernina lo osservano dall’alto dei loro 4.000 metri, mi toglie il fiato ogni volta.

Il consiglio dell’esperto: Se vuoi davvero “sentire” la montagna, scendi alla stazione di Morteratsch. Da qui parte un sentiero pianeggiante che in circa 50 minuti ti porta fin sotto la lingua del ghiacciaio.

Lungo il percorso troverai dei cartelli che indicano dove arrivava il ghiaccio in passato: è una lezione visiva sul cambiamento climatico che vale più di mille documentari. Ogni anno il sentiero si allunga di qualche metro perché il ghiaccio si ritira, un promemoria silenzioso di quanto sia importante la missione “eco” di questo treno.

Valposchiavo: la valle del “100% bio”
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Pochi sanno che, scendendo verso sud, il treno attraversa la Valposchiavo, una delle regioni più incredibili della Svizzera. Qui la sostenibilità è una religione: oltre il 90% della superficie agricola è coltivata con metodo biologico. Fermarsi in uno dei piccoli borghi come Poschiavo significa assaporare una terra che ha deciso di proteggersi.

Il consiglio dell’esperto: Se hai tempo, fai una sosta qui. Non è solo per i paesaggi; è per la filosofia.

Mangiare in un agriturismo locale significa consumare prodotti che non hanno viaggiato per chilometri, ma che sono cresciuti all’ombra delle stesse cime che stai ammirando dal finestrino. È la chiusura perfetta del cerchio della sostenibilità.

Fermate “impossibili” e sapori d’alta quota
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Il bello del Bernina è che ti porta in posti dove l’auto non può arrivare. Letteralmente.

Prendi la sosta ad Alp Grüm: è una stazione-ristorante situata a 2.091 metri, affacciata direttamente sul ghiacciaio del Palü e sulla Val Poschiavo che si apre verso sud. La cosa incredibile? È raggiungibile solo in treno.

Mangiare un piatto di pizzoccheri fumanti — quelli veri della Valtellina, con verza, patate e quel burro d’alpeggio che profuma di erba — guardando il ghiacciaio che brilla sotto il sole è un’esperienza che nessun “road trip” potrà mai darti. Qui il tempo non scorre, si ferma, scandito solo dall’arrivo del treno successivo.

Un piatto fumante di pizzoccheri della Valtellina servito in un rifugio alpino
Gusto in quota: i pizzoccheri della Valtellina sono la ricompensa ideale dopo una giornata tra i ghiacciai.

St. Moritz: il contrasto della vetta
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Il viaggio termina (o inizia) a St. Moritz, il tempio del glamour d’alta quota. Passare dalla rustica Tirano alla scintillante Engadina in meno di tre ore è uno shock culturale. Qui il treno ti lascia proprio davanti al lago.

Anche se preferisci la solitudine delle vette al lusso delle vetrine di via Serlas, camminare lungo il lago di St. Moritz al tramonto, con il Trenino Rosso che aspetta sui binari, è la chiusura perfetta di un’avventura alpina.

L’eco-logica del passo del Bernina
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Viaggiare sul Bernina Express in questi anni significa fare una scelta di campo. Passi dai vigneti della Valtellina ai ghiacciai del Passo in meno di tre ore, sapendo di non stare emettendo un grammo di CO2 nell’aria purissima di queste vette.

Se ami l’atmosfera invernale e la neve valtellinese, puoi scoprire come vivere le piste olimpiche con la mia guida per sciare in Valtellina a Bormio.

È lo “Slow Travel” nella sua forma più alta: letteralmente a 2.253 metri all’Ospizio Bernina, la stazione più alta di tutta la rete ferroviaria svizzera.

I consigli pratici di Marco per il Bernina
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  • La scelta del posto: Se parti da Tirano verso St. Moritz, siediti sul lato sinistro per la salita iniziale (per vedere il viadotto di Brusio) e passa sul lato destro dopo l’Ospizio Bernina per avere la vista migliore sul ghiacciaio del Morteratsch.
  • La base di partenza: Inizia da Tirano. Parcheggia l’auto in uno dei parcheggi custoditi vicino alla stazione e dimenticatene per il resto della giornata.
  • Aria pura: Se puoi, prendi le carrozze regionali invece di quelle panoramiche chiuse. Potrai abbassare i finestrini per respirare l’aria dei ghiacciai e scattare foto senza il riflesso del vetro. È meno confortevole, ma molto più “vivo”.
  • Il Lago Bianco: Guarda fuori quando passi accanto al Lago Bianco e al Lago Nero sul passo: la differenza di colore tra i due bacini, uno lattiginoso per l’acqua del ghiacciaio e l’altro scuro, è uno dei miracoli visivi di questa tratta.

Se vuoi approfondire la filosofia del viaggio lento e rispettoso della terra, Aggiornamento: non perderti la guida di Giulia sulle vacanze eco-sostenibili in Italia.

Buon viaggio, Marco