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Come trascorro il mio primo maggio

·4 minuti·Giulia

C’è un profumo particolare che aleggia nell’aria romana alla fine di aprile. Non è solo il sentore del glicine che esplode sui muri di cinta o quello delle prime rose. È l’odore pungente, erbaceo e selvatico delle fave fresche, appena raccolte. Per noi, qui nel cuore dell’Italia, il Primo Maggio non è solo una data sul calendario, ma uno stato mentale che si riassume in tre parole: la scampagnata. Aggiornamento: per scoprire quali siano i borghi costieri più affascinanti da esplorare in questo periodo, consiglio vivamente la visita a I Borghi Costieri più Affascinanti per un Treno d’Amore.

Mentre il resto d’Italia si divide tra i grandi concerti in piazza e le prime fughe al mare, io preferisco rifugiarmi nel silenzio delle colline laziali. C’è qualcosa di profondamente catartico nell’abbandonare il caos della capitale per infilarsi tra i filari di vite della Tuscia o lungo i pendii dolci dei Castelli Romani. È un ritorno alle radici, un omaggio alla terra che in questo periodo dell’anno è generosa come non mai.

Il rituale inizia sempre nello stesso modo: un sacco di iuta pieno di baccelli turgidi, una forma di Pecorino Romano DOP e un coltello dalla lama corta. Non servono forchette, non servono piatti di porcellana. La vera festa si celebra con le mani, seduti sull’erba ancora umida di rugiada, mentre il sole di primavera inizia a scaldare le spalle.

Un picnic rustico nel Lazio con fave fresche, Pecorino Romano e vino rosso Cesanese
Il cuore della tradizione: fave fresche e Pecorino Romano in una scampagnata laziale.

Se amate i sapori decisi e le tradizioni popolari, potreste trovare interessante anche la guida di Elena sui ritiri wellness e digital detox nella campagna italiana, il complemento perfetto per una giornata all’insegna della lentezza. E per chi vuole esplorare l’Italia attraverso i suoi mercati e le sue feste stagionali, non dimenticate di dare un’occhiata agli altri itinerari di primavera.

Il matrimonio perfetto: fave e Pecorino Romano
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Per chi non è cresciuto qui, può sembrare un accostamento insolito. Ma ti assicuro che la dolcezza lattiginosa della fava cruda, con quel suo retrogusto leggermente amarognolo, è l’unico contrappunto capace di domare la sapidità esplosiva e piccante del Pecorino Romano. Mia nonna diceva sempre che le fave devono essere “giovani”: i baccelli devono schioccare al tatto, rivelando semi piccoli e teneri che non hanno bisogno di essere sbucciati uno ad uno.

Il pecorino, invece, deve avere carattere. Non cerca quelli “da tavola” troppo dolci; per il Primo Maggio serve il Romano vero, quello che pizzica leggermente la lingua e che si sposa divinamente con un bicchiere di Cesanese del Piglio. È un vino rosso che sa di terra e di frutti rossi, capace di ripulire il palato e prepararlo al boccone successivo.

In una scampagnata che si rispetti, però, il cestino del picnic non si ferma qui. Accanto alle fave, non può mancare la Porchetta di Ariccia, con la sua crosta croccante che profuma di rosmarino e aglio, e qualche fetta di Pane di Genzano, rigorosamente cotto a legna. È la celebrazione della semplicità, dove la qualità degli ingredienti sostituisce qualsiasi tecnica culinaria complessa.

Dove scappare per un Primo Maggio indimenticabile
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Il segreto per godersi davvero questa giornata è evitare le mete più scontate. Mentre i prati di Villa Pamphili a Roma si affollano fino all’inverosim, io scelgo di spingermi un po’ più in là.

Una delle mie mete preferite è la zona di Cerveteri, dove tra una necropoli etrusca e l’altra si aprono vallate verdissime ideali per stendere una coperta. Qui il vento che arriva dal mare mitiga il calore del pomeriggio, rendendo l’esperienza piacevole e rigenerante. In alternativa, consiglio la Tuscia viterbese, nei dintorni di Caprarola o Sutri: qui la natura è più selvaggia e il legame con la cucina contadina è ancora fortissimo.

Se invece cerca un’atmosfera più conviviale, i Castelli Romani offrono ancora angoli autentici. Evitate il centro di Frascati e cerca le piccole aziende agricole vicino a Lanuvio o Genzano che aprono le loro vigne per l’occasione. Spesso mettono a disposizione i tavoli e il vino, lasciandovi liberi di portare il tuo cestino.

I consigli della nonna per la scampagnata perfetta
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  1. La scelta delle fave: Quando le comprate, cerca baccelli di un verde brillante, senza macchie scure. Se piegandoli non si rompono con un suono secco, sono vecchi.
  2. Il formaggio: Compratelo a pezzi interi, non già tagliato. Il Pecorino Romano si ossida velocemente e perde quel profumo caratteristico di latte ovino se rimane troppo a contatto con l’aria.
  3. Il vino: Se puoi, portate un vino del territorio. Il legame tra il suolo vulcanico del Lazio e i sapori del picnic è qualcosa che non si può spiegare, va assaggiato.
  4. Rispetto per la terra: È un consiglio banale, ma fondamentale. Portate sempre con te un sacchetto per i baccelli scartati e i rifiuti. La bellezza di questi luoghi dipende solo da noi.

Il Primo Maggio per me è questo: il suono dei baccelli che si aprono, il sapore del sale sulla pelle e la libertà di godersi il tempo che scorre lento, un chicco di fava alla volta. Buon appetito e buona libertà!