Ci sono città in Italia che si visitano per la loro incontaminata perfezione, cristallizzate in un passato glorioso che sembra non essere mai stato scalfito dal tempo. E poi ci sono città che portano le cicatrici della storia con una dignità e una forza d’animo che toccano profondamente l’anima del viaggiatore. L’Aquila appartiene senza dubbio a questa seconda, rarissima categoria.
Camminare oggi, nel marzo 2026, tra i suoi vicoli ricostruiti, vedere le immense gru che finalmente lasciano il posto ai ponteggi smontati svelando facciate dorate, è un’esperienza che ogni amante dell’Italia profonda dovrebbe vivere. L’Aquila non è più una “città ferita”; è una città che ha saputo trasformare il dolore in un laboratorio di bellezza e innovazione culturale.
Sono Alessandro, e oggi voglio portarti a scoprire perché L’Aquila è stata meritatamente scelta come Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2026. Non è solo un premio alla resilienza, ma il riconoscimento di un patrimonio artistico di proporzioni immense che finalmente torna a risplendere in tutto il suo antico vigore.

In questo articolo, vi guiderò attraverso i sestieri di questa città ritrovata, svelandovi i segreti della sua architettura e l’energia di una comunità che sta scrivendo il suo futuro.
Santa Maria di Collemaggio: il miracolo di Celestino V#
Il nostro viaggio inizia appena fuori le antiche mura, davanti alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio. È uno degli esempi più puri di architettura romanica in Italia. La sua facciata a scacchi bianchi e rosa, realizzati con la pietra del Gran Sasso, toglie il fiato, specialmente quando la luce del tramonto la incendia.
Ma Collemaggio non è solo architettura; è storia sacra. Qui nel 1294 fu incoronato Papa Celestino V, colui che fece “il gran rifiuto”. Ed è proprio qui che Celestino istituì la Perdonanza, il primo Giubileo della cristianità. Ogni anno, la Porta Santa della basilica viene aperta per concedere l’indulgenza a chiunque la varchi con spirito di pace.
Il silenzio della navata spoglia, illuminata solo dai rosoni, invita a una riflessione profonda. Questa densità spirituale e la purezza della pietra sono elementi che ho ritrovato spesso nelle grandi abbazie medievali italiane. (Se amate i luoghi dove la fede si fa pietra e mistero, ti consiglio di leggere il mio reportage sull’Abbazia di Sant’Antimo in Toscana, un altro luogo dove il tempo sembra essersi fermato).
Il Centro Storico: un cantiere di idee e bellezza#
Entrando nel centro storico, ci si accorge subito che L’Aquila è una città unica. Fondata nel XIII secolo dall’unione di 99 castelli circostanti, segue un piano urbanistico regolare e monumentale. Ogni “castello” aveva la sua piazza, la sua chiesa e la sua fontana all’interno delle mura aquilane.
Piazza Duomo e San Bernardino#
Piazza Duomo è tornata a essere il salotto della città. Con i suoi caffè storici e il mercato mattutino, è il luogo ideale per osservare la vita quotidiana degli aquilani. A pochi passi, la Basilica di San Bernardino da Siena vi stupirà con la sua facciata rinascimentale a tre ordini e l’interno barocco, dove il soffitto in legno intagliato e oro zecchino brilla di una luce calda e avvolgente. Qui è custodito il mausoleo del Santo, un capolavoro di scultura di Silvestro dell’Aquila.
Il mistero delle 99 Cannelle#
Nel quartiere della Rivera, si trova il simbolo acustico della città: la Fontana delle 99 Cannelle. L’acqua gelida sgorga incessantemente da 99 mascheroni diversi, rappresentando i castelli fondatori. Fermati ad ascoltare il suono stratificato dell’acqua che cade: è la colonna sonora della vita che non si è mai fermata in questa valle.
Il MuNDA e il Mammut del Castello#
Non lascia L’Aquila senza aver visitato il MuNDA (Museo Nazionale d’Abruzzo). Dopo il sisma, il museo ha trovato casa nell’ex macello comunale, uno spazio industriale rigenerato che ospita capolavori dell’arte medievale e rinascimentale abruzzese.
Ma la vera star si trova nel Forte Spagnolo, la possente fortezza cinquecentesca che domina la città: è lo scheletro di un Mammut preistorico, uno dei resti più completi e imponenti d’Europa, ritrovato poco fuori città negli anni ‘50. Vedere questo gigante del passato custodito tra le mura di una fortezza spagnola è un’esperienza che lascia a bocca aperta grandi e piccini.
L’Oro Rosso e i sapori della montagna#
L’Aquila è la porta d’accesso a una gastronomia robusta e sincera, basata sulle eccellenze del territorio montano.
- Zafferano dell’Aquila DOP: Coltivato sull’altopiano di Navelli, è considerato il migliore al mondo. Un risotto allo zafferano qui ha un profumo e un colore che non dimenticherete.
- Arrosticini: I tipici spiedini di pecora cotti alla brace. Sono il simbolo della convivialità abruzzese.
- Il Pecorino: Da quello di Campotosto a quello di Farindola, i formaggi locali raccontano storie di transumanza e pascoli d’alta quota.
Il consiglio di Alessandro: Dopo aver esplorato la città, prendivi mezza giornata per salire verso il Gran Sasso. In soli quaranta minuti sarete nello sconfinato altopiano di Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet” d’Italia. (Se vuoi scoprire come vivere al meglio questa avventura selvaggia, non perderti la guida di Marco sull’incredibile road trip verso Campo Imperatore).
Verso il 2026: Una città per il futuro#
Essere Capitale della Cultura nel 2026 significa per L’Aquila mostrare al mondo un modello di rigenerazione urbana basato sulla tecnologia antisismica all’avanguardia applicata al restauro monumentale. La città è diventata un laboratorio a cielo aperto per architetti e ingegneri di tutto il mondo.
(Aggiornamento: Se il tuo viaggio in Abruzzo non finisce qui e desiderate un po’ di relax sulla costa, la mia collega Elena ha appena pubblicato una guida sulla gemma costiera di Vasto, il luogo ideale per famiglie che cercano spiagge pulite e borghi marinari autentici).
L’Aquila non vi chiede di visitarla per dovere di solidarietà, ma per il piacere di scoprire una delle città d’arte più belle e vibranti del nostro Paese. Una città che ha saputo risorgere dalla polvere, più lucente di prima.
A presto tra i vicoli dorati del centro, Alessandro