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Il mio natale a gubbio

·6 minuti·Marco

Dimentica i soliti mercatini affollati e le luci artificiali dei centri commerciali; se vuoi davvero sentire il battito del Natale, devi venire a Gubbio. Mentre la maggior parte dei turisti si ferma alle solite mete, io preferisco perdermi tra i vicoli di pietra silente di questo borgo medievale sospeso nel tempo. Ma quando scende il buio a dicembre, le pendici del Monte Ingino si accendono improvvisamente, rivelando una sagoma di luce che ti lascia letteralmente senza parole. È l’albero di Natale più grande del mondo, e vederlo dal vivo è un’esperienza che ti scuote l’anima. È un miracolo di ingegneria e passione che trasforma la montagna in un faro di speranza. Non lo scorderete mai.

L’aria di Gubbio in inverno è pungente, profuma di legna che brucia lentamente nei camini e di aria pura che scende dall’Appennino umbro. Camminare per via dei Consoli mentre il ghiaccio inizia a formarsi sulle fontane monumentali ha un suono sordo, quasi magico, interrotto solo dal rintocco lontano del Campanone. Quando finalmente ti trovi davanti all’immensità di quelle centinaia di luci colorate che scalano la roccia, senti un brivido che non è dovuto al freddo. È la sensazione di essere davanti a qualcosa di smisurato eppure intimo, una tradizione che unisce un’intera comunità. Ogni luce è un desiderio acceso.

La città di gubbio sovrastata dall'albero di natale illuminato sul monte ingino
Gubbio si trasforma in un presepe vivente sotto l’ombra luminosa dell’albero di natale più grande del mondo.

La maggior parte delle persone guarda l’albero dalla piazza principale, Piazza Grande, ed è indubbiamente una vista mozzafiato che ripaga del viaggio. Ma il mio segreto da insider è un altro: sali fino alla Basilica di Sant’Ubaldo, proprio in cima alla montagna, usando la funivia se il vento lo permette. Trovarsi proprio “dentro” la sagoma luminosa, con la città di Gubbio che sembra un piccolo presepe delicato ai tuoi piedi, è un’emozione indescrivibile. Da lassù il mondo sembra più calmo, e le luci sembrano stelle cadute che puoi quasi toccare con mano. È il posto perfetto per scappare. Respirate l’aria gelida.

Suggerimento

Per la foto perfetta senza la folla, dirigiti al Parco Ranghiasci. Questo parco neogotico offre una prospettiva laterale della montagna dove le luci dell’albero si riflettono sulle mura di pietra della città bassa, creando una simmetria visiva unica.

Non dimenticate di esplorare il quartiere di San Martino, dove ogni anno viene allestito un presepe a grandezza naturale lungo le vie strette del borgo. Le statue in terracotta e legno sembrano prendere vita tra le botteghe artigiane e le vecchie cantine umide, creando un percorso suggestivo che ti riporta indietro di secoli. È qui che trovi l’Umbria più vera, quella che non ha bisogno di effetti speciali digitali per incantare il viaggiatore. Fermati in una delle piccole osterie per un bicchiere di vino rosso e una fetta di crescia di Gubbio calda. Sentirete il sapore della terra.

Il genio degli alberaioli e la sfida della montagna
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Dietro la magia di quelle luci c’è il lavoro instancabile degli “alberaioli”, un gruppo di volontari eugubini che da settembre inizia a scalare il Monte Ingino. Ogni anno, con una dedizione che commuove, questi uomini posizionano chilometri di cavi e centinaia di corpi luminosi lungo un pendio impervio di 750 metri. Non è solo manutenzione tecnica, è un atto d’amore verso le proprie radici che si rinnova dal 1981, anno della prima accensione sperimentale. Nel 1991, l’albero è entrato ufficialmente nel Guinness dei Primati, un record che detiene ancora oggi con orgoglio. È una sfida vinta contro la gravità. I cavi corrono veloci.

Il montaggio richiede mesi di fatica, sfidando il vento, la pioggia e talvolta le prime nevicate autunnali sulle cime umbre. Ogni punto luce deve essere collocato con precisione millimetrica affinché la sagoma dell’abete risulti perfetta anche da chilometri di distanza. L’accensione ufficiale avviene tradizionalmente il 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata, con una cerimonia che coinvolge personalità di rilievo internazionale e tutta la cittadinanza. È il momento in cui Gubbio dichiara ufficialmente aperto il suo Natale, trasformandosi in una città magica. Il buio diventa luce.

Una curiosità che pochi conoscono è che l’albero è oggi alimentato interamente da fonti di energia rinnovabile, rendendolo un simbolo di sostenibilità ambientale oltre che culturale. Questo legame tra tradizione e futuro è ciò che rende Gubbio un esempio unico nel panorama dei borghi italiani. Quando guardate quella stella cometa che brilla in cima alla Basilica, ricordate che dietro ogni lampadina c’è la mano e il cuore di un cittadino di Gubbio. È un’opera d’arte collettiva che non ha pari al mondo. Brilla per tutti noi.

Navigare nel borgo di pietra: consigli logistici#

Muoversi a Gubbio a dicembre richiede un minimo di pianificazione, poiché il centro storico è quasi interamente pedonale e le pendenze sono notevoli. Ti consiglio di parcheggiare l’auto nei parcheggi ai piedi della città, come quello di Piazza Quaranta Martiri, e di proseguire a piedi o usando gli ascensori pubblici. Le strade di pietra possono essere molto scivolose a causa del ghiaccio o dell’umidità serale, quindi scarpe con una buona suola sono obbligatorie. Non sottovalutate la fatica delle salite; ogni gradino racconta una storia medievale. La pietra è dura e nobile.

La funivia “Colle Eletto” è il mezzo più spettacolare per raggiungere la cima del monte, ma verificate sempre gli orari e le condizioni meteo sul sito ufficiale. Le “ceste” sono aperte e offrono una vista a 360 gradi sulla valle sottostante, ma possono essere molto fredde durante la risalita serale. Se decidete di andare a piedi, il sentiero che parte dal centro richiede circa 40 minuti di cammino costante e un buon allenamento fisico. La ricompensa finale, però, vale ogni goccia di sudore versata. Il panorama vi ripagherà ampiamente. Guardate l’orizzonte infinito.

Per quanto riguarda il cibo, la crescia di Gubbio è un obbligo morale per chiunque visiti la città in inverno. Si tratta di una sorta di focaccia non lievitata, cotta sulla pietra, che viene servita calda farcita con salumi locali o erbe di campo ripassate in padella. Accompagnata da un calice di Sagrantino o di un altro rosso umbro robusto, è la cena perfetta dopo una giornata passata al freddo. Molti forni storici la preparano tutto il giorno, inondando i vicoli di un profumo invitante a cui è impossibile resistere. È il sapore dell’Umbria. Mangiate con gusto lento.

Una crescia di Gubbio farcita con prosciutto e verdure su un tagliere di legno
La crescia di Gubbio: un piacere rustico e antico cotto sulla pietra, perfetto per le fredde serate di dicembre.

Quello che proprio non sopporto: Detesto chi viene a Gubbio solo per fare un selfie veloce con l’albero sullo sfondo e poi scappa via subito dopo. Questo borgo merita rispetto e tempo; correre tra i suoi vicoli millenari è un insulto alla sua storia profonda e nobile. E per favore, non lamentatevi se fa freddo: siamo in montagna, è dicembre, e il freddo fa parte della magia sacra. Copritevi bene e godetevi il silenzio del borgo, è la cosa più preziosa che questa città ha da offrire.

Se dopo questo tour natalizio volete scoprire un altro gioiello nascosto dell’Umbria, vi consiglio la mia guida su Rasiglia. Oppure, per restare in tema di atmosfera spirituale, scoprite il Presepe Vivente di Matera raccontato da Alessandro.

Buon Natale da Gubbio, la città di pietra e di luce!