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Perché i locali sceglieno Tellaro invece delle cinque terre

·5 minuti·Luca

C’è una Liguria che resiste, che non si è lasciata trasformare in un parco a tema per croceristi e che non vive di orari ferroviari scanditi dai turisti americani. È quella che si trova alla fine della strada, dove gli autobus faticano a girare e il rumore dominante è quello del mare che si infrange sulla scogliera. Quel posto è Tellaro.

Aggiornamento: Sono Luca, e oggi voglio portarti a scoprire quello che molti definiscono “la sesta terra”, anche se per me Tellaro è un mondo a sé, molto più autentico e ruvido dei suoi vicini famosi. Se dopo la pace della Liguria cerca la vivacità di una città d’arte, il mio collega Alessandro ha preparato una guida magistrale sui segreti di Napoli Sotterranea, ma restiamo qui, dove l’aria sa di sale e pini marittimi.

Il borgo di Tellaro con le sue case colorate affacciate sul mare della Liguria
Il Rifugio dei Poeti: Tellaro è un gioiello di colori pastello incastonato nella roccia, un luogo dove la bellezza è rimasta intatta e autentica.

Il borgo fortificato e la galleria di Sottoripa
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Tellaro non è nato per essere fotografato, ma per difendersi. Arrivando, noterete subito la sua struttura compatta: un labirinto di “caruggi” verticali che terminano tutti, inevitabilmente, sugli scogli. Una delle caratteristiche che più amo è la Galleria di Sottoripa. È un lungo camminamento porticato, parzialmente sotterraneo, che attraversa tutto il borgo originale.

In passato serviva ai difensori per muoversi protetti dagli attacchi dei pirati che venivano dal mare. Camminare sotto le sue volte di pietra, con gli scorci improvvisi sull’azzurro del Golfo dei Poeti, è un’esperienza che ti fa sentire parte di una storia antica. Se amate questi borghi che rinascono dalle loro stesse pietre, non perderti la mia guida su Calcata Vecchia.

La leggenda del polpo campanaro
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Se osservate attentamente il campanile della Chiesa di San Giorgio, una perla rosa pastello costruita direttamente sulla roccia viva, noterete un dettaglio curioso. La leggenda narra che, in una notte di tempesta del 1660, un polpo gigante emerse dal mare e suonò le campane per avvertire il borgo dell’attacco imminente dei pirati saraceni guidati dal feroce Gattaino.

Grazie a quel “campanaro” improvvisato, Tellaro si salvò. Oggi il polpo è ovunque: nei disegni sui muri, nelle bandiere e, naturalmente, protagonista della gastronomia locale. È un simbolo di resilienza marina che adoro. Questo legame profondo con il mare e il mito mi ricorda molto la bellezza selvaggia che la mia collega Elena ha descritto parlando di Sperlonga.

Sulle tracce dei poeti: Lawrence e Byron
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Non è un caso se questo angolo di Liguria si chiama Golfo dei Poeti. Tellaro ha stregato menti del calibro di D.H. Lawrence, che visse per un periodo a Fiascherino. Lawrence descriveva Tellaro come “un borgo di pescatori, con case rosa e gialle, affollato e compresso sopra il mare”.

Perdersi tra questi vicoli significa respirare la stessa ispirazione che ha toccato Byron e Shelley. Qui la bellezza non è patinata, è una bellezza “di scoglio”, dura e sincera. Se vuoi un’altra immersione nella storia e nella cultura meno nota, ti consiglio il mio racconto su Pitigliano, dove la pietra vulcanica sostituisce la salsedine ma il fascino rimane lo stesso.

Trekking verso Barbazzano: il borgo fantasma
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Il mio consiglio segreto è di non fermarsi alla Marina di Tellaro. cerca il sentiero che sale ripido verso le colline soprastanti, in direzione di Barbazzano. Sono i resti di un antico borgo medievale abbandonato secoli fa a causa della peste e delle incursioni corsare. Camminare tra i muretti a secco ricoperti di edera e gli uliveti secolari, con la vista che si apre sul mare, è pura poesia outdoor.

Coordina del Cuore: 44.059° N, 9.932° E (Chiesa di San Giorgio). Da qui parte il vero battito del borgo.

I crucci di Luca: non chiamatela “sesta terra”
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Voglio essere molto chiaro: detesto quando sento definire Tellaro come “la sesta delle Cinque Terre”. Tellaro è un’altra cosa. Le Cinque Terre sono ormai, purtroppo, un marchio commerciale; Tellaro è un segreto che resiste.

Uno dei miei crucci più grandi è vedere i turisti che arrivano qui e si lamentano perché “non c’è la spiaggia di sabbia” o perché “il parcheggio è lontano”. Tellaro è un borgo verticale, fatto per chi ha gambe e voglia di scoprire. Se cerca il beach club con l’ombrellone, hai sbagliato meta. Qui si fa il bagno dagli scogli, saltando nell’acqua profonda e cristallina, proprio come faccio io quando esploro le isole meno conosciute della Sicilia.

Sapori del golfo: il polpo alla tellarese
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Non puoi andarvene senza aver assaggiato il Polpo alla Tellarese. A differenza di altre preparazioni, qui il polpo viene bollito e condito con patate schiacciate, olio extravergine degli uliveti locali, olive taggiasche e una manciata di pinoli. È la cucina ligure più autentica, che non ha bisogno di artifici.

prendi un pezzo di focaccia calda dal “forno” del borgo e un bicchiere di Vermentino ghiacciato. Siediti sulla marina, con i piedi che quasi toccano l’acqua, e guarda il sole che si tuffa dietro l’isola del Tino. È in quel momento che capirete perché questo posto ha fermato il tempo.

Consigli pratici per l’esploratore del golfo
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  • Logistica: Parcheggiate a Lerici e prendi l’autobus locale “Circolare”. La strada per Tellaro è strettissima e i parcheggi sono riservati ai residenti. Non provateci nemmeno, finireste solo per incastrarti tra i muri di pietra.
  • Abbigliamento: Niente infradito per girare i caruggi o i sentieri verso Barbazzano. Le pietre sono lisce e scivolose; servono scarpe con una buona suola.
  • Quando Visitare: La primavera e l’autunno sono magiche. A Natale, poi, c’è il “Natale Subacqueo”, con la statua del Bambino Gesù che emerge dalle acque portata dai sub tra migliaia di lumini.

Tellaro è la prova che la bellezza non ha bisogno di pubblicità, ma di rispetto e silenzio. È un luogo per chi vuole sparire per qualche ora e ritrovarsi davanti all’infinito del mare.

Restate ribelli e continuate a cercare i posti dove la strada finisce.

A presto, Luca