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Perché torno a volterra ogni volta che posso

·6 minuti·Alessandro

Mentre la stragrande maggioranza dei viaggiatori internazionali accorre in massa verso le iconiche torri di San Gimignano o si riversa nelle affollate strade rinascimentali di Firenze, il mio istinto di storico e viaggiatore mi spinge spesso in una direzione diversa. Il mio cuore mi guida immancabilmente verso le colline aspre e spazzate dal vento della Val di Cecina, un paesaggio che sembra dipinto con i colori della terra bruciata e della creta.

Qui, arroccata in modo drammatico e fiero su un alto e inespugnabile altopiano, si trova Volterra, una città che emana un’energia antica, potente e per certi versi ancora misteriosa. È una di quelle rare destinazioni in Italia che non si accontentano di essere semplicemente ammira; pretendono di essere comprese e ascoltate in religioso silenzio.

La spettacolare veduta del borgo medievale di Volterra, la città di pietra e alabastro in Toscana
Orizzonti di Pietra: Volterra domina la Val di Cecina da millenni, custode silenziosa di segreti etruschi e di un’arte artigiana, quella dell’alabastro, unica al mondo.

Sono Alessandro, e ogni singola volta che varco le possenti porte monolitiche di questa città di pietra, ho la netta sensazione di smettere i panni del semplice turista per indossare quelli del testimone privilegiato della storia.

Volterra non è solo una bella destinazione toscana da fotografare e dimenticare; è una complessa cronaca stratificata della civiltà umana. Dalle sue fondamenta gettate all’alba dell’affascinante civiltà degli Etruschi, passando per l’imponente ingegneria e la potenza di Roma antica, fino a giungere all’oscuro e severo fascino del Medioevo, ogni strada racconta un’epoca diversa.

La porta dell’antichità: il fascino dell’Arco Etrusco
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Il nostro viaggio nel tempo all’interno di Volterra deve obbligatoriamente iniziare al cospetto della Porta all’Arco, universalmente conosciuta come l’Arco Etrusco.

Risalente al IV secolo a.C., questo ciclopico portale rappresenta uno dei pochissimi monumenti architettonici di epoca etrusca arrivati fino a noi in un tale stato di conservazione. È, a tutti gli effetti, uno dei portali urbani più antichi d’Italia.

Le tre teste misteriose
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Ciò che colpisce immediatamente il visitatore non è solo la mole titanica dei blocchi di tufo incastrati senza malta. Sono soprattutto le tre figure scolpite nel basalto vulcanico scuro che sporgono minacciosamente dall’arco.

Queste teste, erose in modo spettrale da duemila e quattrocento anni di vento e pioggia, rappresentano divinità tutelari (forse Tinia, Uni e Menrva, l’equivalente etrusco della triade capitolina romana) messe a guardia della città.

Fissando quelle teste di basalto consumate, ci si rende improvvisamente conto di trovarsi fisicamente sulla soglia di un mondo arcaico, animato da rituali divinatori e culti ctoni.

Se, come me, amate perderti nelle atmosfere di borghi intatti che sembrano vere macchine del tempo capaci di ibernare l’anima medievale e antica della nostra penisola, ti consiglio caldamente di recuperare i miei appunti di viaggio sui segreti e la magia di Bevagna in Umbria, che ho successivamente integrato nel mio percorso.

Il teatro romano e l’eredità dell’età augustea
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Scendendo leggermente dal nucleo originario del centro storico medievale e affacciandosi sulle pendici settentrionali della collina, ci si imbatte in un salto temporale spettacolare: le rovine maestose del Teatro Romano di Vallebuona.

Costruito in età augustea, a cavallo tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., questo complesso archeologico è unanimemente considerato uno dei teatri di epoca romana meglio conservati di tutta l’Italia peninsulare.

Fu riportato alla luce solo negli anni Cinquanta del secolo scorso grazie alla testardaggine di un antiquario locale. Era stato infatti coperto nei secoli dai detriti e utilizzato persino come discarica durante il Medioevo.

Un anfiteatro naturale di storia
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Sedersi oggi sui pochi gradoni di pietra sopravvissuti, avvolti dal profumo dei cespugli di rosmarino selvatico che crescono tra le rovine, è un’esperienza profondamente toccante.

Immaginare oltre tremila spettatori (la capienza stimata all’epoca del massimo splendore) seduti su questa cavea semicircolare, ad assistere a commedie latine mentre il sole tramonta sulle aspre colline della Val di Cecina, è un esercizio di memoria collettiva straordinario.

Dietro al palcoscenico si possono ancora ammirare i resti delle terme romane, aggiunte secoli dopo, con i loro intricati pavimenti a mosaico sopravvissuti all’usura del tempo.

L’oro bianco di Volterra: la magia dell’alabastro
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Non si può affermare di conoscere davvero Volterra e di averne compreso l’essenza più profonda senza essere prima entrati, in punta di piedi e con gli occhi sgranati, in una delle sue polverose botteghe di alabastro.

L’alabastro non è un semplice minerale per questa città; è il sangue bianco che le scorre nelle vene.

Questa pietra gessosa, calda, morbida al tatto e straordinariamente traslucida, viene estratta e lavorata in questo specifico territorio senza soluzione di continuità fin dall’epoca degli Etruschi, che la utilizzavano sapientemente per intagliare le loro raffinate urne cinerarie.

L’arte della polvere bianca
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Oggi, camminando per le strette viuzze lastricate del centro storico (in particolare lungo Via di Sotto o Via delle Prigioni), sentirete il suono ritmico degli scalpelli e vedrete nubi impalpabili di polvere bianca filtrare dalle porte socchiuse dei laboratori.

Osservare un maestro artigiano mentre trasforma un blocco grezzo e opaco in una scultura luminescente, sottile quasi come carta velina, è assistere a un rito laico che sfida il concetto stesso di tempo.

L’alabastro di Volterra è un “oro di pietra”, e comprare un piccolo manufatto locale non è semplice shopping, ma il sostegno vitale a una tradizione millenaria che rischia di scomparire.

Consigli pratici per vivere Volterra al meglio
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Per esplorare Volterra evitando le classiche trappole per turisti e vivendo un’esperienza realmente autentica, vi lascio alcuni dei miei personali consigli di viaggio:

  • Il Museo Etrusco Guarnacci: Non saltatelo per nessuna ragione al mondo. È uno dei musei archeologici più importanti d’Europa. Dedicate tempo alla celebre statuetta dell’“Ombra della Sera”, una figura in bronzo allungata ed enigmatica, che con le sue proporzioni impossibili anticipa l’arte contemporanea di Giacometti di tremila anni. È una delle opere più affascinanti e inquietanti dell’antichità.
  • La Piazza dei Priori: È il cuore politico e medievale della città. Il Palazzo dei Priori (il più antico palazzo comunale della Toscana, terminato nel 1257) ha fatto da modello architettonico nientemeno che per Palazzo Vecchio a Firenze. Salite sulla torre per godere di una vista che spazia fino al Mar Tirreno nelle giornate più limpide.
  • Balze di Volterra: Fate una passeggiata fuori dalle mura per osservare questo impressionante fenomeno di erosione geologica. Le balze sono enormi voragini calanchive che hanno inghiottito nel corso dei secoli necropoli etrusche, chiese e interi quartieri. Un memento mori naturale sulla fragilità dell’opera umana.

(Aggiornamento: Molti visitano Volterra come deviazione scenografica dal capoluogo toscano. Se state pianificando di raggiungere questi borghi con la tua auto durante un viaggio più ampio e fate base a Firenze, consultate preventivamente la guida essenziale di sopravvivenza del mio collega Marco dedicata a come gestire senza stress i difficili e costosi parcheggi a Firenze e alle ZTL, vitale per evitare brutte sorprese e multe salate).

Volterra è una città orgogliosa e severa, un luogo che richiede pazienza, rispetto e molto silenzio per essere pienamente compreso. Affacciatevi dalle sue antiche mura per guardare la valle sottostante; capirete perché chi vi ha abitato per millenni credeva che la divinità abitasse proprio qui, in questa terra scolpita dal vento.

Buona esplorazione, Alessandro