Ciao, amici! Prendetevi una sedia e lasciate che vi versi un bicchiere di robusto Gattinara.
Mentre la maggior parte dei viaggiatori corre verso le luci scintillanti di Milano o gli eleganti portici di Torino, esiste un paesaggio silenzioso e avvolto nella nebbia che giace proprio tra loro e che custodisce il vero cuore del soul food nord-italiano. Sto parlando di Vercelli, la capitale indiscussa del riso europeo, una gemma nascosta perfetta da scoprire con un ritmo lento. E se siete in vena di segreti medievali, Alessandro ha una guida meravigliosa su Ascoli Piceno che vale assolutamente la pena leggere.

Per molti, Vercelli è solo una fermata del treno, ma per noi che viviamo per il profumo di una pentola che sobbolle lentamente, è un luogo di pellegrinaggio. Qui, il paesaggio è un mosaico di risaie che riflettono il cielo come specchi. Ma la vera magia accade all’interno delle calde cucine con travi in legno delle trattorie locali.
Il Battito della Risaia: La Panissa Vercellese#
Non si può dire di aver vissuto finché non si è assaggiato un piatto fumante di Panissa Vercellese. Ho provato piatti incredibili, dai sapori della Puglia alle storie ribelli di Bussana Vecchia, ma la Panissa ha qualcosa di speciale.
A differenza del delicato risotto alla milanese, città che amo molto come punto di partenza per i miei viaggi invernali verso Cortina, la Panissa è un abbraccio rustico e potente. È un piatto nato dalla terra e dal duro lavoro delle mondine. È densa, cremosa e ricca di sapori che ti fanno chiudere gli occhi.
Il segreto è negli ingredienti… e per la Panissa ce ne sono tre non negoziabili:
- Il Riso: Deve essere Arborio, Baldo o il re dei grani locali, il Maratelli. Queste varietà assorbono il brodo mantenendo un cuore sodo e perlato.
- I Fagioli: Solo i Fagioli di Saluggia o di Villata. Questi piccoli fagioli screziati mantengono la forma e offrono una consistenza burrosa.
- Il ‘Salam d’la Duja’: Un insaccato locale conservato nel grasso in giare di terracotta. Rimane morbido e speziato, sciogliendosi nel riso per creare una profondità di sapore che cambia la vita.
Una sinfonia di profumo e suono#
Entrare in una trattoria a conduzione familiare nella campagna vercellese è un’esperienza sensoriale. Si è subito colpiti dal soffritto—il suono di cipolle, sedano e carote che danzano in un lardo di alta qualità. Poi arriva il vino. Una vera Panissa viene sfumata con un goccio di vino rosso locale, rendendo i chicchi di un viola profondo e terroso.
Mia nonna mi diceva sempre, “Giulia, mai affrettare la mantecatura.” È il passaggio finale dove il riso viene lavorato con un po’ di burro e tanto Grana Padano stagionato per creare quella consistenza all’onda. A Vercelli, lo fanno con un vigore quasi religioso.
Dove trovare la vera Italia a Vercelli#
Se volete evitare le trappole per turisti ed mangiare dove vanno i locali dopo una giornata nei campi:
- Trattoria Paolino: Appena fuori città, è la definizione di cucina “approvata dalla nonna”. La Panissa qui è leggendaria, servita in porzioni generose.
- Osteria della Cascina: In una vecchia fattoria, sentirete il profumo del fumo di legna ancor prima di entrare. Il loro Salam d’la Duja è di produzione propria.
Consigli pratici per il viaggiatore gourmet#
- Quando andare: L’autunno è la stagione d’oro. Il riso è stato raccolto, l’aria è frizzante e i sapori caldi della Panissa sembrano una coperta accogliente.
- L’abbinamento perfetto: Non pensate nemmeno di ordinare un bianco. Vi servono i tannini di un Bramaterra o di un Gattinara per contrastare la ricchezza del salame e dei fagioli.
- Oltre il piatto: Visitate l’Abbazia di Sant’Andrea. È uno dei più bei esempi di architettura romanico-gotica in Italia, testimonianza della ricchezza che il riso ha portato a questa regione secoli fa.
Vercelli ci ricorda che le migliori esperienze di viaggio non si trovano in una guida, ma sul fondo di una ciotola condivisa con gli amici. È il vapore che sale dal piatto, il tintinnio dei bicchieri e l’orgoglio di uno chef che cucina l’esatta ricetta del suo bisnonno.
Buon appetito e ci vediamo a tavola!
