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la valle dei templi: uno sguardo da locale sul gioiello di Agrigento

·6 minuti·Alessandro

Per comprendere a fondo la complessità e la stratificazione brutale della storia del Mediterraneo, non basta sfogliare i libri accademici. Occorre calpestare la terra polverosa, respirare l’odore acre del finocchietto selvatico bruciato dal sole e confrontarsi fisicamente con proporzioni architettoniche che annichiliscono l’ego moderno.

Sono Alessandro, e per la mia ricerca personale sulle impronte lascia dall’antichità sulla nostra penisola, c’è una coordinata geografica che considero sacra e imprescindibile: la costa meridionale della Sicilia.

Oggi abbandoniamo il caos del traffico contemporaneo per compiere un vero e proprio balzo all’indietro di due millenni e mezzo, sbarcando nel cuore di quella che il poeta greco Pindaro definì “la più bella città dei mortali”: Agrigento.

La facciata integra e imponente del Tempio della Concordia nella Valle dei Templi di Agrigento illuminata dalla luce calda del tardo pomeriggio
Perfezione Dorica: il Tempio della Concordia si erge come un faro di pietra dorata sulla cresta rocciosa di Agrigento, testimone silente di duemila e cinquecento anni di storia mediterranea.

Fondata intorno al 580 a.C. da coloni greci provenienti da Gela e Rodi, l’antica Akragas divenne rapidamente una superpotenza militare e commerciale della Magna Grecia, capace di rivaleggiare in ricchezza e sfarzo persino con Siracusa e con la stessa Atene.

A testimonianza imperitura di quell’età dell’oro, la città eresse una serie impressionante di templi monumentali. Non li nascose nelle valli interne, ma li schierò deliberatamente lungo un crinale roccioso affacciato sul Mar Mediterraneo, affinché la loro vista incutesse timore e rispetto a chiunque viaggiasse in nave lungo la costa.

Oggi questo crinale è universalmente conosciuto come la Valle dei Templi.

I colossi di tufo calcareo: la Via Sacra
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Il termine “valle” è in realtà un curioso equivoco topografico. I templi non si trovano in una depressione, ma sorgono fieramente in cima a una collina allungata, baciata dai venti di scirocco.

Entrando nell’area archeologica (che con i suoi 1300 ettari è il parco archeologico più grande del mondo), ti troverei a percorrere la Via Sacra, un asse di terra battuta che collega in successione queste titaniche strutture in stile dorico, tutte rigorosamente orientate verso est affinché, all’alba, i primi raggi del sole illuminassero la statua del dio posta all’interno della cella.

Se la vastità e i contrasti cromatici di quest’isola vi spingono a cercare il silenzio lontano dalle rotte principali, potreste aver già letto l’appassionante reportage di Luca dedicato proprio alle isole minori e più selvagge della Sicilia.

Ma qui, ad Agrigento, non c’è isolamento: c’è solo un trionfo esibito di architettura muscolare.

Il miracolo del Tempio della Concordia
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Il protagonista assoluto della Valle è senza dubbio il Tempio della Concordia.

Costruito intorno al 430 a.C., è uno degli edifici sacri dell’antichità classica meglio conservati dell’intero pianeta. Il segreto della sua straordinaria integrità strutturale, in una terra sismica come la Sicilia, non risiede solo nella geniale ingegneria greca (con colonne rastremate e leggere convessità per correggere le distorsioni ottiche).

La sua salvezza fu di natura religiosa: nel VI secolo d.C., il vescovo Gregorio decise di esorcizzare l’antico tempio pagano dedicandolo ai Santi Pietro e Paolo. Gli spazi tra le colonne vennero murati, trasformandolo di fatto in una basilica paleocristiana e proteggendolo così dalla distruzione sistematica e dal saccheggio per secoli.

La rovine ciclopiche del Tempio di Zeus Olimpio
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Se il Tempio della Concordia incanta per l’armonia, le rovine del Tempio di Zeus Olimpio (Olympeion) impressionano per la loro smisurata arroganza.

Doveva essere il più grande tempio dorico dell’intero Occidente antico, lungo 112 metri e alto oltre 30. Un’opera così immane che non fu mai completata, la cui costruzione fu interrotta dall’invasione cartaginese del 406 a.C.

Passeggiare oggi tra le sue immense fondamenta disastrate significa fare i conti con la megalomania del tiranno Terone. Tra i blocchi collassati potrai scorgere la replica di un Telamone, una colossale statua maschile in pietra alta quasi otto metri. Queste figure titaniche, con le braccia piegate dietro la testa, fungevano originariamente da pilastri portanti per sostenere l’immenso peso della trabeazione, simboleggiando i prigionieri cartaginesi sottomessi dal potere di Akragas.

Il miracolo verde: il Giardino della Kolymbethra
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Esattamente nel cuore archeologico, incuneato in una spaccatura naturale tra il Tempio dei Dioscuri e i resti dell’antica agorà, si nasconde un paradiso terrestre in miniatura: il Giardino della Kolymbethra.

Questo luogo magico merita un capitolo a sé. Originariamente, nel V secolo a.C., questa profonda valletta era una colossale piscina artificiale, un bacino idrico alimentato da una complessa e ingegnosissima rete di acquedotti sotterranei scavati a mano nella roccia calcarea dagli schiavi.

Con il tempo e l’abbandono, l’acqua si è prosciugata, ma ha lasciato un fondo di terra incredibilmente fertile. Oggi, grazie al meticoloso restauro del FAI (Fondo Ambiente Italiano), la Kolymbethra è un fitto e profumatissimo bosco di ulivi saraceni secolari, mandorli, carrubi e agrumi rarissimi. Passeggiare qui sotto il sole a picco, rinfrescati dall’ombra delle fronde e dal suono dei canali d’irrigazione arabi, è un’esperienza sensoriale che fa dimenticare per un momento l’austerità della pietra circostante.

Oltre i Templi: l’anima medievale di Girgenti
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La storia di Agrigento non si è certo fermata con la caduta dei greci.

Per fuggire dalle costanti incursioni dei pirati saraceni sulla costa, la popolazione superstite in epoca altomedievale abbandonò la valle e si rifugiò sulla collina soprastante, fondando il labirintico e intricato centro storico di Girgenti.

(Aggiornamento: La fusione tra pietra antica, architettura medievale e urbanistica difensiva è un tema che affascina costantemente noi storici. Se questo intreccio vi appassiona, vi anticipo che a breve pubblicherò un mio studio approfondito su Ascoli Piceno, la “Città di Travertino” nelle Marche, un altro scrigno medievale inespugnabile).

Nel cuore arabo-normanno di Girgenti, devi perderti volutamente nei vicoli bui e cercare la meravigliosa Chiesa di Santa Maria dei Greci, costruita direttamente sulle possenti fondamenta di un antico tempio dorico dedicato ad Atena, le cui colonne sono ancora visibili attraverso il pavimento in vetro.

Non dimenticate di suonare il campanello del Monastero di Santo Spirito: qui le suore di clausura tramandano ricette secolari e preparano un memorabile couscous dolce al pistacchio, testamento culinario dell’occupazione araba in Sicilia.

I consigli pratici di Alessandro
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Agrigento richiede tempo, rispetto per le temperature estreme e scarpe adatte.

  • L’Orario è tutto: Evitate categoricamente la Valle dei Templi a mezzogiorno tra giugno e settembre; le temperature possono facilmente superare i quaranta gradi all’ombra (e di ombra non ce n’è). Entrate al tramonto, o approfittate delle aperture serali estive: vedere i colossi dorici illuminati artificialmente sotto un cielo stellato è uno spettacolo che non dimenticherete mai.
  • Accessi tattici: La Valle ha due ingressi. Parcheggiate all’ingresso superiore (Biglietteria Tempio di Giunone). In questo modo farete l’intero percorso archeologico (circa tre chilometri) in discesa, fattore cruciale sotto il sole siciliano. Alla fine del percorso troverete delle navette che vi riporteranno comodamente all’auto.
  • Museo Archeologico Griffo: Prima di scendere nella Valle, fermati al museo archeologico situato a mezza costa. Lì, nella penombra di una sala apposita, potrai trovarti faccia a faccia con l’unico Telamone originale sopravvissuto del Tempio di Zeus. Capirete istantaneamente le vere dimensioni della follia architettonica di Akragas.

La Valle dei Templi non è una semplice collezione di rovine polverose. È un monito scolpito nel calcare, un gigantesco memento mori che ci ricorda, con brutale eleganza dorica, la transitorietà del potere umano.

Buon viaggio nel tempo, Alessandro